top of page

Smart working al rientro: come valutarlo prima di chiederlo

30 set
Tempo di lettura: 5 min

Vacanze terminate, settembre è giunto quasi al termine e ci si chiede se sia possibile avere qualche giorno in più per lavorare da casa, in modo da allentare un po' i ritmi, provando ad evitare anche lo stress del traffico e il "caro carburanti" che non accenna ad allentare.


Lo smart working sembra lo strumento giusto: è entrato a far parte delle nostre vite lavorative per altri motivi, ma molte professioni e organizzazioni lo hanno comunque mantenuto.

Prima di chiederlo, però, domandiamoci cosa realmente stiamo davvero cercando? Non esiste un numero di giorni "che spetta" per legge, e chiederne genericamente senza aver capito cosa ci serve davvero rischia di trasformarsi in una soluzione che, una volta ottenuta, non risolve il problema che aveva motivato la richiesta.


In questo articolo affrontiamo lo smart working con la lente del cambiamento: partiamo dal motivo reale che ci spinge a chiederlo, passando poi alle domande pratiche da farci prima (spazio, tempo, confini tra lavoro e vita privata), e solo dopo arriveremo agli aspetti normativi ed economici.

Il perché lo stiamo chiedendo


Dietro la richiesta di smart working ci sono quasi sempre due motivazioni diverse:


  1. 1) il desiderio di allontanarsi da qualcosa: il tempo perso nel pendolarismo, il costo del trasporto, un ambiente di ufficio pesante ecc.

    In questo caso lo smart working potrebbe funzionare come una via di fuga che rischia di spostare il problema invece di risolverlo.

    Ad esempio, se il vero problema è la relazione con un collega o un carico di lavoro insostenibile, lavorare da casa due giorni a settimana non cambia la sostanza, la rende solo meno visibile per un po'.


  2. il desiderio di andare verso qualcosa: più tempo per la famiglia, un ritmo quotidiano più sostenibile per noi, la possibilità di organizzare la giornata secondo le proprie energie e non solo secondo un orario fisso. Questa motivazione porta a una richiesta più precisa, perché sappiamo cosa vogliamo ottenere e possiamo costruire la proposta attorno a quell'obiettivo.

Sentiero di ghiaia che si divide in due direzioni in un giardino, simbolo delle scelte nel cambiamento
Ogni richiesta di cambiamento nasce da uno di due impulsi: allontanarsi da qualcosa, o andare consapevolmente verso qualcos'altro.

Tutti i cambiamenti hanno delle conseguenze, alcune positive e altre meno, ecco perché capire cosa ci spinge verso questo strumento è fondamentale: varierà non solo il modo in cui andremo a formulare la nostra richiesta, ma ci farà prendere poi coscienza di cosa dovremmo valutare prima di farla.

Cosa valutare prima di chiedere lo smart working


Prima di formulare quindi la richiesta, conviene fare alcune riflessioni che riguardano la nostro vita quotidiana più che il lavoro in sé.


  • Lo spazio idoneo.

    Avere un angolo dedicato, anche piccolo, fa una differenza enorme rispetto al lavorare dal tavolo della cucina tra un pasto e l'altro, o dal divano con il computer sulle ginocchia. Non occorre una stanza intera: basta un punto fisso, silenzioso quanto possibile, dove la testa capisca che è ora di lavorare.

  • Il tempo.

    Lavorare da casa non significa automaticamente guadagnare ore libere: spesso il tempo risparmiato negli spostamenti viene riassorbito da altre incombenze domestiche, proprio perché siamo lì, in casa, e la lavatrice o la spesa sembrano a portata di mano. Vale la pena chiedersi onestamente dove finirà quel tempo recuperato, prima di darlo per scontato come tempo per sé.

  • Il confine.

    Quello tra vita privata e vita lavorativa, che lo smart working rischia di assottigliare proprio perché lavoro e casa condividono lo stesso indirizzo. Chi altro è in casa in quelle ore, e come si concilia la nostra presenza con la loro? un figlio che torna da scuola, un partner che lavora anch'esso da remoto, un genitore anziano da assistere. Ogni situazione familiare è differente e la situazione va organizzata in modo diverso, meglio quindi pensarci prima che scoprirlo il primo giorno di lavoro da casa, con la riunione video interrotta da chi bussa alla porta.

Cosa dice l'accordo (in breve)


Sul piano normativo non esiste un numero di giorni di smart working che spetta per legge a tutte le lavoratrici e i lavoratori.

La Legge 81/2017 definisce lo smart working come una modalità di lavoro concordata tra le parti, non un obbligo per l'azienda né un diritto automatico da rivendicare. Giorni, orari e modalità dipendono dal contratto collettivo applicato, dalla policy interna dell'azienda e, infine, dall'accordo individuale che si firma.


Quell'accordo, per essere davvero utile, dovrebbe indicare con chiarezza la durata (a termine o senza scadenza), gli strumenti di lavoro e le regole per usarli, i tempi di riposo, le modalità con cui si esercita il diritto alla disconnessione e come si può eventualmente recedere da esso.

E' importante leggerlo con attenzione prima di firmarlo, invece di accettarlo come una semplice formalità.


Esistono categorie che godono di una priorità nella valutazione della richiesta, come i genitori di figli piccoli o chi assiste familiari in condizioni di fragilità: nello smart working priorità significa che la richiesta viene considerata con attenzione particolare, non che il numero di giorni desiderato sia comunque garantito.

Cosa cambia, in pratica, nella vita di tutti i giorni


Lo smart working, di per sé, non riduce lo stipendio: a parità di mansione, livello e orario, la retribuzione ordinaria resta la stessa, mentre quello che può cambiare sono alcune voci collegate alla presenza in ufficio, come i buoni pasto o eventuali indennità di trasferta; sono ed è bene informarsi su questi dettagli prima di dare per scontato un risparmio.

Angolo di lavoro ordinato ricavato in una stanza di casa vicino alla finestra
Non serve una stanza intera: basta un punto fisso, silenzioso quanto possibile, perché la testa capisca che è ora di lavorare.

Per farsi un'idea della convenienza, è utile analizzare i risparmi concreti come il carburante o l'abbonamento ai mezzi non utilizzato, il tempo recuperato negli spostamenti, e i costi aggiuntivi, come le utenze di casa che salgono, l'eventuale attrezzatura da acquistare, i benefit legati alla presenza che si perdono.

Solo mettendo questi due lati a confronto si capisce se, per la nostra situazione specifica, lo smart working porta davvero un vantaggio o semplicemente sposta le spese da una voce a un'altra.


Secondo i dati ISTAT più recenti, nel 2023 quasi 3,4 milioni di persone in Italia (il 13,8% degli occupati) hanno lavorato da remoto almeno un giorno nelle quattro settimane precedenti la rilevazione, con una quota femminile del 15,2% contro il 12,7% maschile.

Un fenomeno quindi diffuso, ma tutt'altro che uniforme: cambia molto per settore, ruolo e territorio, il che conferma quanto sia inutile ragionare per medie generali invece che sulla propria situazione specifica.

Come arrivare pronte al colloquio

Avere chiarito il proprio perché e aver valutato spazio, tempo e confini permette di trasformare una richiesta generica in una proposta concreta, molto più facile da accogliere per chi deve valutarla.


Prima del colloquio ricordiamoci di verificare cosa prevede il contratto collettivo applicato, cosa dice la policy aziendale se esiste, e come si sono comportati altri colleghi con lo stesso ruolo che hanno già ottenuto lo smart working.


Un proposta funziona meglio quando è specifica:

  • i giorni richiesti, fissi o flessibili

  • la fascia oraria in cui si è reperibili

  • le attività che si prevede di svolgere da remoto

  • la disponibilità a rientrare in sede per riunioni importanti

  • un periodo di prova di alcuni mesi con una verifica finale dei risultati


Una richiesta così formulata comunica che abbiamo già pensato a come far funzionare l'accordo, non solo a cosa vorremmo ottenere.

Lo smart working, come ogni cambiamento, funziona quando nasce da una scelta consapevole e non da un impulso del momento. Non esiste una formula uguale per tutte: c'è chi ha bisogno di più silenzio, chi di più tempo, chi semplicemente di provare per capire come funziona.

Portare chiarezza in questo tipo di decisioni, un passo alla volta, è esattamente il lavoro che facciamo insieme su Armonia di Stile.

AdS

Mano di una donna che scrive su un foglio bianco appoggiato su un tavolo in legno
Tre righe, scritte prima di qualunque conversazione: bastano per capire se stiamo davvero cercando un cambiamento, o solo una via di fuga.

L'Angolo dell'Azione

Prima di parlarne con chiunque, scrivi in tre righe il tuo vero perché: non i giorni che vorresti, ma cosa stai davvero cercando di ottenere o di lasciarti alle spalle.



Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page