top of page

Soldi fermi sul conto corrente: perché l'iper-prudenza costa più di quanto pensi

1 set
Tempo di lettura: 6 min

Mille euro depositati sul conto corrente ad aprile 2022 oggi valgono circa 884 euro (fonte: Banca d'Italia, aggiornamento aprile 2026).

Il saldo sull'estratto conto è rimasto lo stesso, ma con quella cifra oggi compriamo meno cose: meno spesa al supermercato, meno benzina, meno bollette pagate. È l'effetto dell'inflazione degli ultimi quattro anni, il periodo in cui i prezzi in Italia hanno iniziato a correre in modo significativo, e colpisce tutti i soldi fermi sul conto corrente delle famiglie italiane.


Chi sceglie di lasciare i risparmi in liquidità lo fa quasi sempre per sentirsi al sicuro, avere sotto mano il denaro in caso di imprevisto, evitare rischi che sembrano incomprensibili. È un atteggiamento prudente, e la prudenza in finanza è una qualità preziosa. Il problema è quando la prudenza diventa immobilità perché in un'economia dove i prezzi salgono, i soldi fermi non stanno davvero fermi, ma perdono di valore.

Sabbia che scorre lentamente da una ciotola in ceramica, immagine simbolica dell'erosione silenziosa dei soldi fermi sul conto corrente
L'inflazione agisce come la sabbia che scorre: non fa rumore, non chiede permesso, ma cambia costantemente ciò che credevamo immobile.

In questo articolo vediamo perché succede, quanto costa nel tempo e come iniziare a distinguere la liquidità che ci serve da quella che sta perdendo valore senza motivo.

Il paradosso dei soldi fermi sul conto corrente


Quando parliamo di "potere d'acquisto" indichiamo la quantità di beni e servizi che possiamo comprare con una certa cifra.

Se il prezzo del pane, del caffè e della bolletta della luce sale, con gli stessi euro compriamo meno. Il saldo sul conto non cambia; cambia quello che riusciamo a portarci a casa con il saldo che abbiamo a disposizione.


I dati ci indicano che tra aprile 2022 e aprile 2026, l'inflazione ha eroso circa l'11,6% del potere d'acquisto dei depositi tenuti sui conti correnti italiani (fonte: Banca d'Italia). Tradotto in cifre concrete: 10.000 euro lasciati fermi in banca all'inizio del 2022 oggi corrispondono a circa 8.840 euro reali. Non è una perdita che vediamo, perché il saldo resta identico, ma la notiamo quando facciamo la spesa e ci accorgiamo che i prezzi sono cambiati.


Questo meccanismo ha una caratteristica scomoda: è silenzioso. La banca non ci manda una notifica per dirci "attenzione, il potere d'acquisto della sua giacenza è calato dell'11,6%" e se volevamo usare quei soldi per un obiettivo importante, ci accorgiamo che non bastano più.


Il conto corrente serve, ovviamente, ad esempio per ricevere lo stipendio, pagare le bollette, gestire la spesa quotidiana, avere una parte di risparmio subito disponibile; è uno strumento di gestione, non di protezione del valore nel tempo.

Perché tante donne scelgono la liquidità (e cosa dicono i numeri)


Il comportamento iper-prudente in Italia riguarda soprattutto noi donne. Un'indagine recente su risparmio e famiglie (fonte: indagine Athora Italia, rilanciata da Adnkronos) mostra che il 64% delle donne italiane preferisce tenere i risparmi in forma liquida, cioè sul conto corrente o in contanti. La stessa ricerca segnala che per l'82% delle donne risparmiare è stato difficile negli ultimi dodici mesi, e che il 51% non riesce ad accantonare nulla perché le spese assorbono interamente le entrate.


Sono dati che vanno letti insieme, perché raccontano una realtà con più livelli: chi fatica a mettere da parte anche piccole somme, quando ci riesce vuole vedere quei soldi disponibili, subito, senza vincoli. È una risposta razionale a un contesto instabile: pandemia, crisi energetica, incertezza sui redditi reali, priorità di protezione familiare. La liquidità sul conto è la forma più semplice di sicurezza percepita, quella che ci fa dormire tranquille sapendo che, se domani si rompe la caldaia, i soldi ci sono.


C'è poi un secondo livello, che riguarda la familiarità con gli strumenti finanziari. I dati CONSOB indicano che:

  • tra gli 'investitori consapevoli' in Italia solo il 22% sono donne;

  • le conoscenze finanziarie di base risultano più basse rispetto agli uomini: il 67% di risposte corrette contro il 79%.

Questo ha a che fare con il fatto che, storicamente, ci è stato insegnato meno, sia in ambito scolastico che in famiglia; e quando qualcosa non ci è familiare, la reazione naturale è tenersene alla larga.

Due mele apparentemente identiche su piano in pietra chiara, metafora visiva della differenza invisibile tra saldo nominale e valore reale del denaro
A prima vista sembrano uguali, ma il tempo ha già agito su una delle due. Il saldo del conto funziona così: ciò che sembra identico non lo è più.

Oggi sui conti correnti degli italiani si trovano circa 1.600 miliardi di euro sostanzialmente inutilizzati (fonte: Istat, rilanciata dal Corriere della Sera).

Una parte è fondo di emergenza, ha una funzione precisa e va lasciata dov'è. Un'altra parte, molto più grande di quanto pensiamo, è denaro che sta perdendo valore ogni mese senza offrire in cambio nessuna sicurezza aggiuntiva.

Il costo dell'inflazione in cifre: cosa succede su 5 e 10 anni


Per comprendere veramente l'impatto della staticità, è utile considerare numeri più grandi e periodi di tempo più estesi visto che è in questi contesti che l'erosione diventa evidente.

Prendiamo l'esempio fatto prima: € 10.000 lasciati fermi sul conto corrente dall'inizio del 2022 al 2026 oggi valgono, in termini di potere d'acquisto, circa 8.840 euro (applicando l'erosione dell'11,6% rilevata da Banca d'Italia).

Non abbiamo speso nulla, non abbiamo perso il portafoglio, non abbiamo commesso errori di gestione. Il nostro saldo oggi vale meno e la perdita è di circa 1.160 euro in quattro anni.


Su un orizzonte di dieci anni, con un'inflazione media più contenuta ma continua (2-3% l'anno, che è quello che le principali banche centrali si attendono per il medio periodo), chi lascia tutto sul conto vede ridursi il potere d'acquisto fino a un terzo: 20.000 euro fermi per dieci anni possono corrispondere a un valore reale attorno ai 14.000-15.000 euro. Sempre lo stesso saldo sull'estratto conto, ma con quella cifra dopo dieci anni comperiamo circa un terzo in meno di beni e servizi.


Pensiamo a che impatto avrebbe sui nostri obiettivi importanti come l'anticipo per la casa, l'integrazione della pensione, il fondo per l'università dei figli, la riserva per una scelta professionale coraggiosa, rendendoli di fatto più difficili da raggiungere.


Di fatto, possiamo affermare che come Paese stiamo accumulando una perdita enorme, distribuita su milioni di famiglie che non hanno strumenti chiari per capire cosa fare.

Distinguere il fondo di emergenza dal resto del risparmio


Per poter risolvere questo problema iniziamo chiedendoci quanta liquidità serve davvero a coprire imprevisti, e quanta invece è denaro parcheggiato senza uno scopo preciso.

Tre ciotole in ceramica con contenuti diversi allineate su legno chiaro, metafora della distinzione tra fondo di emergenza, risparmio a medio termine e risparmio a lungo termine
Non tutto il risparmio va trattato allo stesso modo. Riconoscere che ogni cifra ha una funzione diversa è il primo criterio di ordine.

Ricordando la regola generale (condivisa dalla maggior parte degli educatori finanziari e riportata in diversi articoli che troverai in questo sito) indica un fondo di emergenza pari a tre-sei mesi di spese fisse. Se le spese fisse mensili di una famiglia sono 2.000 euro, il fondo di emergenza sensato si colloca tra i 6.000 e i 12.000 euro. Questa cifra ha senso in forma liquida sul conto corrente, perché deve essere disponibile immediatamente in caso di necessità.


Se il saldo supera quella soglia, diventa una perdita programmata perché continua a erodersi ogni anno.

Iniziare a "muovere" i risparmi in eccesso significa fare un passaggio di consapevolezza chiedendosi ad esempio tra quanto serviranno quei soldi, se esistono strumenti a basso rischio pensati proprio per quell'orizzonte, quali strumenti di deposito alternativi può offrirci la nostra banca o una banca concorrente rispetto al classico conto corrente. Prossimamente farò anche un articolo pensato per chiarire le varie figure professionali che ci sarebbero utili quando abbiamo a che fare con i risparmi e la loro gestione, ma di certo il primo passo che possiamo fare oggi è quello di guardare i nostri risparmi con occhi diversi e riconoscere che non tutte le cifre hanno la stessa funzione.

È da questa lettura consapevole che nasce ogni scelta successiva.

AdS

L'angolo dell'educatrice finanziaria AIEF


Cerca la tua giacenza media sul home banking (di solito è nella sezione riassuntiva del conto corrente o nel documento di sintesi annuale che la banca invia a inizio anno).

Sottrai da quella cifra il fondo di emergenza che consideri necessario per la tua situazione (indicativamente tre-sei mesi delle tue spese fisse).

Il numero che resta è la parte di risparmio che oggi sta perdendo valore senza offrirti nessuna protezione in più. Non serve fare nulla di più, per ora, l'importante è prenderne consapevolezza al momento.

Mano femminile che osserva un prisma di vetro controluce, gesto simbolico dell'esaminare i propri risparmi con occhi consapevoli
Guardare il proprio saldo con occhi diversi ci fa osservare consapevolmente ciò che è già davanti a noi.



Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page